Presente, passato, futuro.

Tutti coloro che praticano l’arte del curare hanno sofferto in passato, e danno sollievo al loro presente diminuendo il tasso di sofferenze che li circondano, con la speranza di un futuro migliore per sé e per gli altri.

Ognuno porta con sé il peso del proprio “marchio di Caino”, che potremmo chiamare peccato originale, punto debole, locus minoris resistentiae o, più semplicemente macchia, tara, difetto primario (psora).
Ognuno di noi ha diritto di accedere a un processo di guarigione non immediato o miracolistico, se mai ne esiste uno, ma basato su un processo trasformativo, di crescita individuale che porti verso uno dei valori primari dell’umanità: il rispetto di sé e degli altri mediato dalla solidarietà.
All’interno di questo progetto di speranza ho deciso di revisionare la mia esperienza pluriennale di omeopata solitario cercando finalmente di inserirmi in un gruppo di altri professionisti come me e di guardare al futuro della medicina omeopatica che, come tutto quello che ci circonda, è in profonda evoluzione.

Il passato è rappresentato dall’Omeopatia puramente artistica, basata sullo studio di un numero limitato di rimedi e talora da un malinteso rifiuto di mezzi tecnici (ad esempio i repertori informatici) o delle tendenze evolutive moderne (proliferare di nuovi rimedi, metodi di studio e di classificazione basati su conoscenze di altre scienze). Il risultato è spesso quello di praticare un’omeopatia sintomatica o di primo livello. E’ una esperienza dignitosa, professionalmente valida se praticata consapevolmente e che conduce alla risoluzione momentanea di patologie e di problemi che, prima o poi, si ripresenteranno uguali o trasformati. Vista con un’ottica più severa questa pratica non si differenzia molto dalla terapia con il farmaco chimico.

    

Il mio presente appena trascorso si colloca sul secondo livello prescrittivo, rappresentato da una conoscenza solida dei rimedi principali e di un certo numero di rimedi satelliti e da una buona capacità di maneggiare i repertori omeopatici, strumenti di ricerca diagnostica basati sulla raccolta sistematica di sintomi e relativi rimedi che li hanno curati.

Lavorando coscienziosamente si realizzano delle prescrizioni piene di risultati positivi, altre di portata limitata nello spazio e nel tempo, alcune invece prive di coerenza e lanciate  verso clamorosi insuccessi. Nel mezzo di questo cammino, talvolta, si intravede una luce immensa. Un paziente riceve il suo rimedio ideale e personalizzato a tutto tondo (il simillimum) e questa sostanza lo accompagna per il resto della vita, dando sollievo alle angosce più remote della psiche e guarendo parallelamente tutti i problemi del corpo che si susseguono nel tempo. Non dona di certo l’immortalità, ma di sicuro la pace e la consapevolezza del sé.

  

Ecco che si apre un finestra importante sul futuro. Perché questo destino positivo e pieno di luce deve essere diritto di pochi pazienti e non esteso a una buona percentuale di  tutti loro? A questo punto non si può più rimanere ai margini di un disegno globale che comprende un proprio percorso di crescita e cura (bisogna aver provato le cose a cui sottoponiamo gli altri), una diversa visione delle conoscenze omeopatiche alla luce delle altre scienze (fisica, chimica, psicologia..) e l’inserimento in gruppi di studio e lavoro che comprendano docenti preparati e capaci di trasmettere concetti moderni innestandoli sulle solide basi di una omeopatia classica e unicista.

E’ un nuovo “giorno zero”, un momento di rinascita che non contiene nessun punto di arrivo preconfezionato. E’ il momento in cui le energie inutilmente disperse per sopravvivere (entropia dell’energia vitale) si raccolgono in un nuovo cammino di speranza e di impegno per me stesso e per i miei pazienti di ieri e di oggi.